<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"><channel><title>NetGlobers : Africa</title><link>http://www.netglobers.it/node.php?pageid=8&amp;pageclef=rss</link><description></description><language>it</language><copyright></copyright><lastBuildDate>Sun, 19 May 2013 18:04:14 +0200</lastBuildDate><pubDate>Sun, 19 May 2013 18:04:14 +0200</pubDate><generator>http://www.cafecentral.fr</generator><item><title>Road trip West Coast estate 2008</title><pubDate>Wed, 24 Feb 2010 17:54:00 +0100</pubDate><link>http://www.netglobers.it/node.php?articleid=14467</link><guid>http://www.netglobers.it/node.php?articleid=14467</guid><description>Finalmente il viaggio che avevo aspettato per anni, fin da quando vedevo la platinata e formosa Pamela Anderson in Baywatch: CALIFORNIA, here I come! 
Partenza dall'aeroporto Marco Polo di Venezia, scalo a Filadelfia e poi di nuovo in volo per San Francisco dove mi aspetta la mia dolce metà.
Imparo subito la prima lezione: per un volo così lungo, oltre a portarsi un libro, meglio avere con se le cuffiette da inserire nel sedile per poter seguire il film in lingua originale. Quelle che vendono a bordo sono di pessima qualità e costano il doppio rispetto a quelle prese in qualsiasi negozio. Le ultime 2/3 ore di viaggio (complessivamente son partito da quasi 15/16 ore) sono allucinanti. Non son riuscito a dormire, riposare e i sedili sono scomodi per un ragazzone di 190cm. Arrivo che son le 22 circa ma per me è come se fossero le 6 del mattino e sono stralunato. (Dopo un pò ) Trovo finalmente la mia ragazza che mi aspetta assieme ad un amica e finalmente saliamo a bordo di di SUV il cui conducente fà da taxista (abusivo?) fino all'appartamento dove sta il mio amico emigrato a San Francisco. Seconda lezione imparata: sarebbe stato meglio scegliere un vero taxista con tanto di navigatore a bordo. Per fortuna mi son portato dall'Italia il TomTom appena ricevuto per la laurea, con le mappe aggiornate della West Coast americana. Riusciamo finalmente ad arrivare all'appartamento dove mi fiondo subito a letto. 
Il giorno dopo vengo svegliato dai &quot;keeeeeeo&quot; dei gabbiani sui tetti delle case adiacenti. Siamo all'incrocio tra la Lombard (la strada più famosa di San Francis) e Columbus, in ottima posizione, vicini all'oceano, proprio sulla punta del lembo di terra che definisce la Baia di San Francisco. Passo la giornata a girare a zonzo nei dintorni. La città è bellissima, la più &quot;europea&quot; dello stato Californiano. Ci son molti saliscendi, palme e al porto non mancano i leoni marini. Ridiamo tantissimo a vederli lottare incessantemente tra di loro sorseggiando una bottiglia di ottimo vino nero italiano, occultato in un sacco di carta (negli Stati Uniti è vietato andare in giro per strada con bottigliere di alcoolici aperti). Quel pomeriggio imparo un'altra grandissima lezione: avrei dovuto portare con me il portatile dotato di connessione wifi. Ci si può allacciare ad internet in un sacco di punti e navigare liberamente: gli Stati Uniti guadagnano punti. Cena in una pizzeria italiana dove un ragazzo non la smette di riempire il bicchiere d'acqua colmo di ghiaccio non appena ne sorseggio un pò. Mi dicono che qui è così dappertutto. Si tratta di un base boy ed è il primo step nella carriera di un cameriere. Seconda notte. Il giorno dopo mi alzo presto e prendo la BART, la metro che collega tutta la baia per andare ad Oakland, dove ritirerò la macchina che ho prenotato il giorno prima tramite web. Arrivò e imparo la seconda importantissima lezione. Ho 25 anni appena fatti, è questo mi darebbe diritto a guidare la macchina risparmiando parecchio sul noleggio ma non ho una carta di credito decente (Mastercard, Visa, American Express ...). Della mia prepagata Visa Electron, nessuno se ne fà niente. Non la accettano proprio. Provo a dare i dati della carta di mio padre ma non è la mia. Per tutti è necessario che la carta di credito usata sia di chi noleggia la macchina. O quasi perso le speranze quando una sudamericana telefona ad un messicano suo amico che è disposto a noleggiarmi comunque un auto ma mi costerà quasi tre volte tanto. Mi vedo costretto ad accettare. Poco male, risparmieremo sul resto ma finalmente il road trip può iniziare. Il TomTom mi guida in direzione Livermore dove ad aspettarmi ci sono la ragazza e la usa amica (stanno passando 2 mesi in California a lavorare come base girl). Livermore è un noiosissimo ricco borgo di imprenditori agricoli ma molto carino e ordinato. Ogni casa ha la sua pascinetta e il suo giardino per il barbecue. d  Carico ragazze e bagagli e partiamo in direzione Las Vegas. Ci facciamo 8 interminabili ore in mezzo al nulla del deserto. Per di più bisogna andare a 70 miglia all'ora al massimo, circa 110 kmh. Una palla, ma qui è consigliabile rispettare i limiti. Arriviamo a Las Vegas che sono stravolto dal sonno e dal viaggio. In più è pieno di luci e macchine che sfrecciano in tutte le direzioni. Finalmente parcheggio e cerchiamo un hotel. Qui costano poco perché i soldi li fanno con i casino e le slot machine che sono dentro agli alberghi. Passeggiata lungo la strada principale con foto al laghetto artificiale del Bellagio. Ma io sono proprio finito, momenti di nervosismo e tensione finchè non andiamo a letto. Las Vegas è l'unica città degli U.S.A. dove è lecito bere per strada. Sono le 2 ed è pieno di messicani che mi offrono bigliettini con immagini e cellulari di escort. Ma non lo vedete che sono già accompagnato? Il giorno dopo si riparte in direzione Grand Canyon. Qualche ora di strada e dal deserto del Nevada passiamo alla prateria dell'Arizona. Un cowboy a cavallo attraversa la strada. Scopriamo che il carburante qui costa pochissimo e tutte le ponte sono dotate di lettore per pagare con la carta di credito. Mannaggia! Se l'avessimo non ci toccherebbe ogni volta entrare nel distributore, lasciare giù un centone, fare benzina e poi tornare a prendere il resto (mica si fidano 'sti americani!). Arriviamo al Grand Canyon e lo spettacolo che ci si para davanti è incommensurabili. Quello che vediamo è sicuramente il luogo più affascinante creato da madre natura. Foto e video al Grand Canyon, agli enormi condor e alle fiere aquile che sfidano la sua profondità. Mi accorgo che qui le condizioni metereologiche possono cambiare repentinamente. Facciamo appena in tempo a raggiungere la macchina che inizia un acquazzone che ci accompagna durante il nostro ritorno a Las Vegas. La sera cena in una steakhouse. Le ragazze hanno meno di 21 anni e quindi non potrebbero bere alcoolici (ne sedersi al bancone del bar ... a 16 anni puoi guidare, a 18 avere un'arma, ma non puoi bere un bicchiere di vino fino ai 21. In Italia ci sarebbe la rivolta popolare!) quindi ordino io del vino anche per loro. Entriamo nei casinò e le scene sono tristi. Cioè, gli interni sono bellissimi (c'è n'è uno riproduce la magia di Venezia) ma la gente che li popola è imbambolata ai bere e giocare ai tavoli o con le slot machine. E' un giorno feriale e non c'è il clima di festa che immaginiamo imperversare nel weekend, quando frotte di giocatori convergono a Las Vegas dagli altri stati. Tra l'altro, alla frontiera del Nevada zero controlli in uscita ma ti intimoriscono puntandoti le torce negli occhi quando ci entri. Non gradiscono che si importino droghe (e chi mai avrebbe voglia di drogarsi nella città del peccato!?! :) ). Se non hai l'orologio non puoi capire che ore sono perché qui è sempre tutto illuminato e in funzione. Scegliamo di non sfidare il vizio del gioco. Il giorno dopo finalmente riusciamo a dare un'occhiata a Las Vegas con la luce del sole. Devo dire che è molto meglio che di notte. Ma l'impressione che si ha è sempre è comunque quella di un cassone di cemento, luci psichedeliche e metallo piantato nel deserto. Noi ce ne scappiamo a San Diego e non possiamo fare a meno di constatare che qui sono parecchio patriottici. Issano la bandiera perfino sulle gru. Altre ore di deserto. Lascio guidare un po' anche le ragazze pure se non si potrebbe ma mi devo ancora riprendere dal jet lag. Arriviamo a San Diego e imparo un'altra fondamentale lezione: meglio prenotare sempre prima via internet, si risparmia. Dormiamo nell'unico albergo che troviamo libero. Siamo ormai fuori budget.
Il giorno finalmente camminiamo lungo le tanto agognate spiagge californiane: Imperial Beach, Coronado, Ocean Beach, Mission Bay. 365 giorni di sole l'anno: il Paradiso è qui!  Per strada vedi ragazzi con lo skate che saltano sulle rampe e tipi &quot;easy&quot; vestiti come in un video dei Blink 182. Uno di questi, particolarmente alla mano ci suggerisce dove parcheggiare perché la polizia non ci porti via la macchina. Dopo giorni a junk food ci concediamo il lusso di mangiare bene a Little Italy dove sono tutti italiani. Meridionali che dopo qualche anno passati a fare il cameriere, si son aperti il proprio locale e stanno alla grande. Ci danno suggerimenti su come prepararci per andare a Tijuana (città di confine, una delle più pericolose del Messico, famosa per sesso, droga e marijuana! ) il giorno dopo: pochi soldi, il minimo indispensabile, giusto i documenti e vestiti in modo da non dare nell'occhio. Ci impressioniamo un po', d'altronde sono da solo con 2 ragazze e mi sento responsabile della loro incolumità. Il giorno dopo attraversiamo il confine in autobus dopo aver lasciato il nostro mezzo in un parcheggio custodito. Portarselo in Messico equivale a rapina sicura, ci han detto. Lungo la strada vediamo squadroni di poliziotti in tenuta antisommossa con armature che neanche nei videogiochi e mitragliatori spianati. Scesi dall'autobus non possiamo non fare una foto su di un tipico carretto a cui è attaccato un asino (povero) dipinto da zebra. Contrattiamo con un taxista perché ci faccia fare un giro . Promettendogli metà di quello che ci aveva chiesto in un primo tempo. Lui ci porta un pò in giro per la città. Caotica, poliziotti e chiese ovunque. Immagino che la popolazione si divida principalmente in criminali, poliziotti, prostitute (grassissime, quasi ad ogni angolo ... ) e preti. Dicono che l'erba di Tijuana arrivi direttamente dal Sud America ed è ben più forte di quella medica e rilassante che si usa in California. Nonostante le offerte del taxista, fedele ai miei sani principi preferisco rimanere lucido e responsabile. Siamo a Tijuana, non nel nostro sicuro lettino. Il messicano ci porta a Rosarito, lungo la costa, dove hanno girato &quot;Pirati dei Caraibi&quot;. E infatti ci porta a vedere la Perla Nera di Jack Sparrow ormeggiata a qualche decina di metri dalla riva. Il sole picchia parecchio e fà caldo, la spiaggia è bianchissima e l'oceano è una tavola. Ma io non perdo d'occhio le ragazze e torniamo a prendere l'autobus quando ancora c'è luce. Ma non prima di aver mangiato messicano in Messico! Di Tijuana abbiamo capito che non è pericolosa se si sta attenti e si evita di avventurarsi in vicoli bui e poco raccomandabili. Ci concediamo anche un giretto a piedi e la nostra amica si fa dedicare una canzone d'amore strappalacrime dai mariachi.
Ritorno a San Diego e questa volta alla dogana ci controllano per bene. Terzo giorno nel sud della California e io scopro che il sole qui picchia troppo per la mia bianca pelle nordica. Per fortuna che con un po' di aloe (qui si trova ovunque) risolvo tutto. Il giorno dopo partiamo per Los Angeles, la città degli angeli, di Hollywood, Berverly Hills, Bel Air, Santa Monica, Venice Beach ... E, un po' fregandocene dei limiti, voliamo per arrivare il prima possibile. Abbiamo prenotato un ostello in Sunset Boulevard a 2 passi dalla Walk Of Fame, la via delle stelle sul marciapiede e del Kodak Teatre, dove s svolge la cerimonia degli oscar. Sunset Boulevard di delude parecchio. Ci sono le palme ma non è come lo immaginavamo. Caos e macchine ovunque. Non è per nulla un quartiere chic. I soldi sono quasi finiti anche perché ad ogni prelievo le macchinette ci succhiano dai 7$ ai 12$. Gironzoliamo in macchina per Santa Monica e la decadente Venice Beach. La spiagga di Jim Morrison, dei Doors. Tutte le finestre sono socchiuse e dentro c'è chi si rilassa fumando... Nei giorni che seguono andiamo a prendere il sole a Malibù (fantastica, perché vivere la propria esistenza in un altro luogo se esiste un luogo così?), Santa Monica, Orange County, Newport. Qui scopriamo che quanto a multe per divieto di sosta, in California sono fiscalissimi. Appena scade il tempo per cui si è pagato, taaaak: passa una volante e ammenda .Ci concediamo un giro turistico (non economico ma consigliatissimo) in bus per i quartieri residenziali di Bel Air e Beverly Hills dove vediamo la casa di Keanu Reaves, dei Beckham, la Playboy Mansion, della serie &quot;Willy, il principe di Bel Air&quot;. La guida/autista ci porta anche lungo Rodeo Drive, la famosa via dello shopping resa ancora più celebre dal film Pretty Woman. Anche la Walk Of Fame è una delusione. La stella di Marylin Monroe è davanti a un McDonald! L'esterno del Teatro Cinese e del Kodak Teatre, invece, con le impronte degli attori famosi, vale più di qualche foto. Los Angeles non ha molto più da offrire, è una città senza centro, 100km di cemento sormontati da una cortina di smog che ben si vede Osservatorio (molto interessante) accanto all'Hollywood Sign. Il giorno dopo non ci resta nulla di meglio da fare, da buoni italiani, che andare a vedere il Rose Bowl Stadium, palcoscenico della per noi sfortuna finale di USA '94 e il centro di allenamento megagalattico dei Los Angeles Galaxy. Per fortuna abbiamo sbagliato a prenotare e il gestore dell'hotel ci invita ad uscire dall'hotel un giorno prima di quel che credevamo (ma per fortuna!!!). Next top un paesino più a nord lungo la costa, passando per Santa Barbara. Ma proprio attraversando quest'ultima città decidiamo che il giorno dopo bisogna assolutamente tornarci. Le costruzioni caratteristiche spagnole con la pulizia e l'ordine delle vie americane la rendono una cittadina SQUISITA. Riprendiamo il nostro road trip e ci dirigiamo a Nord lungo la costa, sulla 101, fino a Morro Bay. I panorami sono mozzafiato, il Big Sur è davvero un luogo incantato, dove l'umidità dell'oceano si scontra con il caldo secco dell'interno e le nuvole sono tutte a bassissima quota. Morrob Bay è avvolta nella nebbia. In un villaggio di pescatori non si può che mangiare fish 'n chip e ammirare l'abbondanza di ogni specie di volatili marini che si cibano tuffandosi tra le onde. Di nuovo a Nord, lungo alla costa, in mezzo al nulla, tanto che non prendono neanche i cellulari, fino alla carinissima Monterey. Altra cittadina di pescatori e, dicono, importante base della massoneria americana. Pellicani voracissimi, gabbiani enormi che al confronto quelli nostrani sembrano colombi e fish 'n chip. Il giorno seguente è l'ultimo di road trip. Arriviamo a San Josè riconsegnando la macchina e raggiungendo con gli ultimi spiccioli Livermore. Ce ne sarebbe di cose da vedere a San Francisco nei 2 giorni che mi rimangono (Alcatraz su tutte) prima di ripartire ma preferisco passarli rilassandomi in piscina e yakuzi con la mia bella. </description></item><item><title>un angolo del moondo</title><pubDate>Mon, 22 Feb 2010 21:10:00 +0100</pubDate><link>http://www.netglobers.it/node.php?articleid=14435</link><guid>http://www.netglobers.it/node.php?articleid=14435</guid><description>Una città simplismente imensa, straordinaria piena di monumento, storia i di persone di ogni tipo i credo, persona socievoli i simpatiche... mi e piacciutta molto</description></item></channel></rss>