Psicologia: le parafilie

Le parafilie sono quelle che un tempo venivano chiamate perversioni sessuali, ovvero quando nella normale pratica sessuale entrano a far parte dei comportamenti inusuali o ricorso a particolari oggetti o attività lontane dal senso comune.

Mentre nei soggetti in fase di evoluzione sessuale, la scoperta di un comportamento sessuale differente, può essere considerato normale, parliamo dell’età dell’infanzia, quando il bambino scopre il proprio corpo, certo non si può dire quando persistono in maniera maniacale nell’individuo adulto.

Le parafilie possono manifestarsi in modi e tempi diversi, a volte solo in particolari momenti di stress o di stasi nella coppia, in altre volte invece il soggetto è sessualmente attivo solo se ricorre a fantasie o stimoli parafilici.

Ciò naturalmente crea una forte fonte di disagio, sensi di colpa, depressione, vergogna, isolamento, non solo nell’area clinica, ma anche nell’ambito sociale, relazionale o lavorativo, il parafiliaco diventa spesso molto solitario e ritualizzato.

L’approccio con uno specialista non sempre risulta facile, spesso il soggetto, pur essendo consapevole del problema, difficilmente ammette di averlo, in alcuni casi è addirittura contento della propria deviazione.

Il mondo scientifico contempla diversi tipi di parafilie, tra le più comuni troviamo: l’esibizionismo, ovvero nel mostrare a volte anche agli sconosciuto i propri genitali, il voyeurismo, spiare persone che si spogliano o durante un atto sessuale, la pedofilia, sempre più in aumento, dove l’eccitamento si raggiunge con attività con bambini al di sotto dei 13 anni.

Non mancano quelle più estreme ed a volte pericolose, come il sadismo sessuale, la necrofilia, il picacismo o l’ipossifilia, quest’ultima può avere addirittura portare alla morte di uno dei partner.

Quando infine queste fissazioni psichiche sfuggono al controllo del soggetto, provocando un continuo disagio sia sul piano lavorativo che su quello sociale, è il caso di consultare uno specialista, prima che il soggetto faccia del male a se stesso, ma soprattutto agli altri.

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