Sommario
La vacanza è cominciata quando all’aeroporto Frederic Chopin di Varsavia ho visto arrivare questo ragazzone allegro e ho visto il sorriso dell’husband. Un sorriso che gli è rimasto addosso per tutta la vacanza. Non si vedevano da quindici anni e finalmente lo conosco anch’io dopo averne tanto sentito parlare.
Appena il tempo per le presentazioni e vai con la proposta dell’itinerario, prontamente approvata. Si va direttamente ai laghi, così oggi viaggiamo e domani siamo già sul posto e ci godiamo la giornata.
Sono quasi le 15.00 e partiamo. Nella sua station wagon ci accoglie Yukon, uno splendido esemplare di pastore belga di 1 anno.
Ci aspetta un viaggio lungo, ma quale modo migliore per conoscere un Paese se non attraversarlo in macchina? E noi da Varsavia andremo verso la Mazuria, regione con la più alta densità di laghi in Europa.
A metà strada ci fermiamo a mangiare. Primo approccio con la cucina polacca che, come scoprirò in seguito, mi sorprenderà ogni volta, trasformando questo viaggio in un vero tour gastronomico.
Jacek è una guida fantastica perché ama il suo paese e sa farlo amare. Migliore guida non si poteva avere.
Mangiamo una zuppa buonissima: Zur staropolsky z kielbaskq, una minestra di farina di segale acida, con uovo sodo e salame a pezzetti. Sarà la prima di una lunga serie di zuppe (zür), tutte buonissime. Da bere, tè verde. Uh, quanto mi piace bere il tè ai pasti.
Siamo ripartiti. Sulla strada un lungo tratto punteggiato di prostitute. Bionde, la maggior parte giovanissime, hanno tutte l’ombrello aperto. Non so se è una sorta di richiamo o semplicemente perché qui piove spesso. Sono ragazze Rumene e Russe, come da noi ci sono le Nigeriane e le Moldave. È un tipo di emigrazione, e di mestiere, che accomuna il mondo occidentale
Il tratto successivo è presidiato da venditori di funghi. A pochi metri gli uni dagli altri, uomini e donne non giovanissime vendono i funghi appena raccolti. In questa stagione ci sono i finferli e sono buonissimi. Viene voglia di fermarsi e comprarli. Chissà se ci sarà modo al ritorno e potrò portarli in Italia. Ma ora l’Italia e il ritorno mi sembrano lontanissimi.
Quando arriviamo a destinazione, sono le 20.00 passate da poco e c’è ancora luce. Siamo in un piccolo villaggio: Galkowo.
Ci sistemiamo nelle camere e poi decidiamo di andare a bere una birra. Ci incamminiamo a piedi ed è una meraviglia. Le case sono colorate e intorno tutto è verde. Scopro con stupore che quegli enormi uccelli che ci avevano sorvolato durante il viaggio sono cicogne. Sì, cicogne. Enormi e piene di grazia innata. In Polonia vive più di un quarto delle 325.000 cicogne bianche d’Europa, oltre il 50% delle quali trascorre l’estate nella regione di Mazuri.
La Mazuria è la regione dei 1000 laghi, ma anche la terra delle cicogne. Che ci accompagneranno per tutto il viaggio e sarà sempre un’emozione guardarle, ammirare i loro enormi nidi sui tetti, sui camini, sui tralicci. In questo periodo si stanno già preparando per partire. Sverneranno in Africa, quelle che ci arriveranno, perché la maggior parte muoiono durante il viaggio.
Arriviamo in questa locanda Knajpa u Targowiczan e la birra si trasforma in una vera cena. Per festeggiare l’arrivo degli amici dalla Puglia, Jacek fa stappare una bottiglia di vino. Sorpresa, è un primitivo del Salento. Non mi sarei mai aspettata, a 150 km dal confine con la Russia, di bere un vino pugliese. Lo accompagniamo con vari piatti di verdure e una strana pietanza che si pronuncia “Calarepa”.
Sembra finita lì, ma ecco che la nostra guida si fa portare 3 bicchierini di vodka. Di solito non bevo superalcolici e la vodka liscia non mi è mai piaciuta. Sono titubante, ma è scortese rifiutare e poi Jacek ci spiega come berla perché non faccia male allo stomaco e per gustarla appieno. Si butta fuori l’aria e poi giù tutta d’un fiato. Effettivamente, lo stomaco sembra non risentirne. Dopo qualche minuto il calore sale, pian piano. Mi prende la ridarella, ma mi sento benissimo. E poi arriva il secondo bicchierino di vodka. Questa non posso non berla. La fanno solo qui, con un’erba che cresce in una riserva naturale al confine tra Polonia e Bielorussia. È Bialowieza, la foresta bianca, una riserva naturale rimasta intatta per secoli e dove vivono ancora i Bisonti (zubr).
E dopo le cicogne, ecco i bisonti. Una sorpresa dopo l’altra, la Polonia. E la vodka è davvero buona, si chiama Zubrowka e già mi informo che la troverò al Duty free all’aeroporto.
Intanto arriva il terzo bicchiere di vodka. Più leggero perché mesciato con succo di mela, è un cocktail dal nome evocativo: Tatanka. Ricordate Balla coi lupi? Tatanka, grosso tatanka... Lo sanno tutti che significa Bisonte. Insomma il nostro Tatanka si fa con succo di mela biologico e vodka. In proporzione variabile... Del resto, qui di mele ce ne sono tante. Non lo sapevo, ma la Polonia è il maggior produttore di mele in Europa. Cicogne, bufali, mele...
Comunque dopo il terzo bicchiere di vodka non ricordo più niente.
Ci siamo svegliati all’alba. Qui non esiste il concetto di “persiana” e la luce inonda la stanza.
A dirla tutta non esiste nemmeno il concetto di lenzuola, e per coprirsi c’è direttamente il copriletto-piumino. E il cuscino non ha federe. Paese che vai...
Scendiamo in giardino e facciamo un po’ di pratica di qi gong, in attesa che si svegli anche il nostro amico.
A Gałkowo, in questo remoto angolo di Polonia, tra i contadini della zona, il mio inglese serve poco. Però ho già imparato le prime parole di polacco. Indispensabili per un minimo di socializzazione: dziękuję (pron. gincuje) = grazie; dzień dobry (pron. gindobrie) = buongiorno; pan z pani = signore e signora; tak= sì; nie = no. A proposito, “italiano” si scrive włoski, ed è una lunga storia che ha che fare con Bona Sforza, regina di Polonia e Granduchessa di Lituania, ma anche duchessa di Bari.
Colazione alle 11.30, in puro stile polacco. Omelette con marmellata, yogurt con frutta fresca, formaggio fresco fermentato, pane fritto e, in omaggio all’italian style, caffelatte. Tutto di una bontà indescrivibile. Mi basterebbe come pranzo e forse pure cena.
Nel pomeriggio andiamo a Mikolajki per confermare l’iscrizione del nostro equipaggio alla regata di domani.
Oggi comincia la regata. Per mantenerci leggeri facciamo colazione “solo” con uova strapazzate e caffelatte.
La gara è andata bene e ci siamo qualificati per le finali che si disputeranno domani.
Per festeggiare, un pranzo incredibile a base di Sielawa (pron. scelava) comprata ieri sera.
È un pesce tipico che si trova solo qui (infatti è la mascotte di Mikolajki). Si mangia affumicata e naturalmente va accompagnata con la vodka. Anche se sono le tre del pomeriggio e c’è un sole che spacca la testa.
A sera, festa per tutti i partecipanti. Si mangia, ma soprattutto si beve. La birra è gratis e scorre a fiumi sui tavoli e nelle vene. Io temo che dopo questa vacanza avrò una simpatica pancetta da bevitore.
Si balla. Ci scateniamo alla grande. La musica unisce il mondo e in questo momento mi sembra di condividere la stessa energia con tutte queste persone sconosciute, in questo paese che comincio ad amare.
Niente regata per me stamattina, sono stanca ma l’husband ci ha preso gusto e partecipa anche oggi. Me ne vado in giro da sola a scoprire Mikolajki, questa solare cittadina costruita su un istmo.
Come prima cosa cerco un parrucchiere. Mi piace capire come funziona la vita vera nei posti dove vado.
Dunque, entro in un fryzjer damsky (parrucchiere per donna) e mi faccio fare solo shampoo e asciugatura e mi ritrovo, un quarto d’ora dopo, i capelli puliti che profumano di mela. Quindici minuti in tutto e ho pagato 20 zloti, cioè 5 euro (il cambio è facile perché 1 euro corrisponde a circa 4 zloty). Da noi entrare in un parrucchiere significa perdere 2 ore e riempirti la testa di lozioni per giustificare i 20 euro che ti chiedono. I love POLONIA.
A pranzo, torniamo in quella che è diventata ormai la “nostra” locanda. Mi piace tantissimo questo posto perché è sempre pieno di cani e di bambini. I cani hanno libero accesso e a tutti sembra normale che girino liberi tra i tavoli. E ci sono anche tanti bambini. In questa locanda – come in altri luoghi pubblici in Polonia - i giochi per bambini sono sparsi a terra dietro i tavoli, a testimoniare che qui i cuccioli d’uomo sono davvero ben accolti. Dal rispetto per cani e bambini si capisce che la Polonia è un paese civile. Una democrazia giovane e piena di speranze.
Io provo la zuppa di porri e patate (zur z pora), buonissima, e l’husband la zuppa (fredda) di barbabietole rosse (chlodnik bòcwiny). Ha un bell’aspetto e l’assaggio nonostante a me le barbabietole di solito non piacciano. Un sapore inedito che mi conquista.
Nella locanda oggi è anche arrivato Wojciech Jagielski, un giornalista che qui è considerato il successore del grande Kapuscinski. Sembra molto a suo agio, molto alla mano.
Oggi si parte. Lasciamo Mikolajki e Galkowo e ne ho già nostalgia.
In tre ore di macchina arriviamo a Rutka Tartak, precisamente nella frazione di Potope. È la zona più fredda della Polonia e anche la più pulita. Siamo a 5 km dalla Lituania e l’aria è davvero pura.
È un luogo magnifico. Siamo ospiti a casa di pani Marisha (signora Maria). In Polonia usano moltissimo i diminutivi e i vezzeggiativi e questa cosa la trovo molto bella.
Da noi il vezzeggiativo si usa solo per i bambini o nell’intimità o per prendere in giro qualcuno. In Polonia è di prassi vezzeggiare.
Arriviamo e la cena è già pronta, sembra aspettare solo noi. Scopro di avere fame. E poi tutto quel che ci viene offerto è fatto in casa. Dire biologico non rende l’idea. Immancabile la zuppa, ma mangio volentieri anche la carne, da bere c’è una bibita dolce fatta con le fragoline di bosco. Ma poteva mancare la vodka? No di certo. Anzi, stasera beviamo il Bimber che sarebbe la vodka fatta in casa (proibita dallo Stato). Il sapore è forte e leggero al tempo stesso. Decisamente è la migliore bevuta finora e non si trova nei negozi. A me la vodka ormai non fa più nessun effetto...
Sveglia al canto del gallo. Ne approfittiamo per una passeggiata fino al laghetto. Una meraviglia, con le ninfee e tutto intorno il verde dei boschi e l’azzurro del cielo che si riflette nell’acqua. Sembra di essere ai confini del mondo.
Anche la colazione è degna di un re. Tutto made in Marisha. Le uova strapazzate vengono dalle sue galline e hanno un sapore delicato. Il formaggio fresco è fatto con il latte delle sue capre. Il latte è quello delle sue mucche. Ci sono anche i pomodori affettati con cipolle e pepe che qui è tradizione mangiare al mattino. E marmellate buonissime, di ribes nero e cramberry, che spalmo sul pane insieme al burro. Il burro a casa non lo mangio mai, ma qui ha un altro sapore e pazienza se si deposita tutto lì. Vale la pena.
Mangiamo anche il pane con il miele e il formaggio. Che bontà. È diventata una vacanza gastronomica. Rendiamo onore alla tavola e facciamo il pieno di energie perché oggi riprenderemo il viaggio.
Si torna a Varsavia. Ancora un lungo viaggio in macchina, con sosta gastronomica, tanto per cambiare, il tempo di gustare uno strepitoso risotto preparato con dei funghi molto particolari e rari (smardze) che crescono solo in alcune zone di Polonia e Lituania e solo per poco tempo. Più delicati dei porcini, più profumati dei tartufi. Una delizia.
Lungo la strada incontriamo altre cicogne ma soprattutto mucche, laghi e boschi, tanti boschi. La Polonia è un paese verde.
L’impatto con la città è inizialmente traumatico. Varsavia è una città davvero caotica e non avendo una tangenziale bisogna attraversarla tutta e c’è un traffico pazzesco.
Ma sono sicura che ha anche molto da offrirmi e non vedo l’ora di scoprirlo. Questa volta da soli perché Jacek ci lascia qui.
Il giorno dopo, eccoci nel cuore della vecchia Varsavia. Il concetto di “vecchio” per Varsavia è relativo, dal momento che la città è stata distrutta dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale e tutto è stato ricostruito fedelmente. Una città vecchia ma nuova, nuova ma vecchia. Sicuramente una città malinconica che guarda al futuro (è piena di giovani che frequentano l’Università) ma non può dimenticare il passato.
Mi colpisce subito la cattedrale che ha impresse sulla soglia due date: 1370 e 1956. Sono le date della prima e della seconda fondazione. E tutta Varsavia è così, ha un’anima segreta, un’anima antica che ancora geme, e un’anima moderna, giovane, che vuole vivere. Ma non dimentica di essere stata una delle grandi vittime della seconda guerra mondiale. I tedeschi puntarono i cannoni e distrussero tutte le case, una per una. Poi appiccarono il fuoco. Fu un intervento scientifico di azzeramento. Un monito per tutti.
Le donne e i bambini di Varsavia avevano osato ribellarsi all’occupazione e i nazisti per rappresaglia vollero distruggerla completamente, cancellarla.
Ogni anno, il primo agosto, alle 17.00, in tutta la città si osserva un minuto di silenzio in memoria di quel 1 agosto del 1944 quando ebbe inizio la rivolta.
È molto istruttiva Varsavia. Il concetto di vero e falso, di antico e moderno, di autentico e rifatto si confondono, mettendo in discussione le nostre certezze. Se non lo sapessi, non direi mai che questa è una città “rifatta”. È perfetta, forse troppo. Ma così com’è oggi, ricostruita con minuzia di particolari, lancia un messaggio molto forte: Si può ricominciare. E comunque io la trovo bella. Sì, mi sono innamorata di Varsavia.
A pranzo mangiamo tortellini in brodo: non assomigliano affatto ai nostri tortellini, sembrano più ravioli cinesi ma fritti. Ottimi. E poi la carpa, cucinata alla maniera ebraica, con gelatina, uvetta, mandorle. La gelatina mi lascia perplessa, ma è buona. La cucina polacca finora mi ha solo riservato belle (e buone) sorprese. Ci manteniamo leggeri perché stasera andremo in un ristorante particolare. Ma intanto continuiamo ad annusare la città, cercando di carpirne i segreti.
Arriviamo alla chiesa di S. Anna dove campeggia la gigantografia di papa Wojtyla. Questa è la chiesa dei giovani perché si trova vicino all’Università e i giovani amavano moltissimo, ricambiati, papa Wojtyla. In tutta Varsavia Giovanni Paolo II è amatissimo e ricordato. Esattamente trent’anni fa, nel 1979, a un anno dalla sua elezione al soglio pontificio, tornò in Polonia e si fece portatore di una speranza che dieci anni dopo, con la caduta del muro di Berlino, divenne realtà. Nel luogo dove fu celebrata quella storica messa, a Varsavia, oggi ci sono una grande croce e una candela perennemente accesa.
Gironzoliamo per la città vecchia. Ci viene una improvvisa voglia di Gofry, una cialda quadrata ricoperta di panna e frutta fresca che avevamo già assaggiato a Mikolajki. Una bomba calorica. Poi torniamo a casa, a cambiarci per la cena.
Ci aspetta un ristorante consigliatoci da una deliziosa amica polacca: u Kucharzy (I Cuochi).
È piuttosto famoso e non solo in patria. Occupa le cucine dell’ex hotel Europejski e se si ha la fortuna di avere il tavolo giusto, i cuochi cucinano davanti a voi ed è uno spettacolo vedere come si muovono, come sono sincronizzati nello spadellare, mescolare, servire.
Abbiamo mangiato davvero bene, un ristorante che vale la sua fama. Più costoso rispetto alla media dei posti dove abbiamo mangiato finora, ma parliamo pur sempre di prezzi abbordabili.
Da non perdere l’anatra al forno con mele e salsa di mirtilli, specialità della casa. E mi dispiace per l’anatra.
Ultimo giorno. Oggi si torna a casa. Ci svegliamo presto e decidiamo di tornare in centro per fare colazione in una bella pasticceria adocchiata la sera prima.
Ma la strada è più lunga di come la ricordavo. Non troviamo la pasticceria agognata ma ci fermiamo a Batida, prendiamo un dolce e un cappuccino. Vorremmo goderci il momento, ma si sta facendo tardi e dobbiamo andare.
All’uscita, la sorpresa: piove. E quando piove a Varsavia, piove sul serio. Mai vista tanta acqua e soprattutto mai ne ho presa tanta. Capita di trovarsi sotto un acquazzone, ma normalmente mi fermo sotto un balcone o in qualche anfratto, aspettando che spiova. Ma rischiamo di perdere l’appuntamento col taxi e quindi l’aereo. Così ci mettiamo a correre, a correre, a correre. Letteralmente inzuppati. Continuiamo a correre senza vedere nulla, con gli occhiali appannati e il cielo plumbeo sopra di noi. Io tremo tutta. Per il freddo e la corsa e l’ansia.
Riusciamo a entrare nella metropolitana. Sembriamo due che sono cascati nel lago. Ho l’impressione che ci guardino tutti. Finalmente all’asciutto, ci guardiamo anche noi e ridiamo.
Ne è valsa comunque la pena.
Il taxi è già sotto casa che ci aspetta. Gli chiediamo di aspettare, saliamo su a prendere le valigie e ad asciugarci alla meno peggio. Non abbiamo più abiti puliti ed è tardissimo.
Quando usciamo di casa il sole splende. Imprechiamo in tutte le lingue conosciute. Ma siamo felici. Il tempo è stato sempre splendido, la Polonia si è rivelata meravigliosa sotto ogni punto di vista e tutta l’acqua che abbiamo preso oggi non laverà via il ricordo di questa vacanza.
I Love Polonia!
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