Sommario
Più di 800 Km di strada, dalla Swan Valley a Shark Bay, alla scoperta della costa occidentale. In Australia i limiti di velocità sono rigorosi e l’attenzione alla guida è necessaria a difendersi dal calore, che intorpidisce i sensi ed ipnotizza (specie a velocità di crociera costante e senza traffico), e dalla possibilità, al crepuscolo, di imbattersi in canguri che attraversano improvvisamente la strada. Le ore più calde ti fanno sentire completamente SOLO….la strada che corre all’orizzonte, pochissime stazioni di servizio (meglio portare sempre scorte di acqua e di generi di prima necessità) il cielo e il bush senza confini….a tratti sembra di essere in una dimensione surreale, che quasi incute timore…specie se l’occhio indugia sulle carcasse di canguri sul ciglio della strada, incaute vittime delle auto di passaggio.
Spostandosi da Perth, a sud ovest del Paese, in diretti a Monkey Mia, verso la zona tropicale, il paesaggio muta rapidamente dal finestrino dell’auto: dalle praterie da far west americano, con i pascoli di bovini e le pale eoliche da ranch tipo “il Gigante”, ai giganteschi alberi della gomma, ad altri arbusti con splendide inflorescenze arancioni (mai viste in Europa! La flora locale è del tutto unica e preservata con misure di sicurezza maniacali sin dall’ingresso nel Paese: controllano anche le suole delle scarpe per evitare che i turisti contaminino il territorio), al paesaggio lunare giallo polenta del deserto dei Pinnacoli, con i tronchi degli alberi fossilizzati per le avverse condizioni atmosferiche (troppo vento e troppo caldo per vivere), alle gole mozzafiato di Hawk’s Head (testa di falco) e Ross Graham fino al deserto immobile dei piccoli arbusti spinosi del bush. Ora mi rendo conto che un qualsiasi inconveniente all’auto su quella strada nel nulla avrebbe potuto spaventarmi…ma l’avventura è valsa, per gli scenari che ancora mi balenano negli occhi, dopo un anno dal ritorno, e che spero mi accompagneranno per tutta la vita, nella mia mente.
Questa costa racchiude eccezionali sorprese, soprattutto la così detta shark bay, che è infatti patrimonio dell’umanità. Le perle preziose di questo percorso?
Una spiaggia di minuscole conchiglie bianche, così bianche che la luce viene riflessa come sulla neve in alta montagna, e poi ancora riflessa nell’acqua trasparente del mare incontaminato, per avvolgerti quindi in una luce abbacinante, che nessuna foto potrà mai restituire…per un attimo mi sono chiesta persino se fossi “morta” perché l’immobile candore luminoso non sembra appartenere a questa vita….unica drammatica consapevolezza di essere sulla terra era l’invasione molesta di mosche che rendevano quasi impossibile fruire di quella bellezza. Per la prima volta ho pensato di trovarmi in un posto stupendo ma che non era per l’uomo! La natura è assoluta sovrana ed anche quella più fastidiosa ed insidiosa, carica di insetti, di calore, di odori…quasi a dire: vai via! Qui non c’è posto per te, non venire a rovinare tutto…
Accecata dalla luce e dall’intensità di questa visione, non sono riuscita a trattenermi in quel luogo extra terrestre per più di un quarto d’ora…giusto il tempo di rinfrescarmi camminando nell’acqua cristallina, con i calzoni tirati al polpaccio alla zuava e la mogliettina però, perché il sole mi avrebbe di certo bruciata se avessi azzardato pochi minuti di esposizione in costume. Niente spiaggia da tintarella e placido ristoro con lettino, solari e bibite a portata di mano, ma solo una sbirciata ad un suggestivo approdo rubato all’Eden.
Un mare di incanti e minacce, che attrae ma che cela pericoli inimmaginabili per noi vacanzieti italiani, abituati al “cocco bello” delle spiagge gremite di turisti e bambini. Meglio, secondo me, scoprire questo mare con una gita in catamarano, che porta il refrigerio della brezza marina e consente di ammirare una fauna marina ricchissima: si incontrano squali di varie specie - è vietato balneare oltre un limite (davvero pochi metri da riva) di acque sicure indicato - squali chitarra, squali tigre, che sicuramente sono più affascinanti se osservati a debita distanza, tartarughe marine giganti, delfini – ho avuto la fortuna di vedere le mamme con i cuccioli nuotare vicino alla barca nelle loro proverbiali acrobazie acquatiche, restituiti al loro habitat sorprendono ed emozionano, nonostante ormai sia sufficiente andare in un delfinario per vederli saltare a comando. Mare di misteri e leggende, in cui sopravvivono razze rare come i dugonghi, cetacei che somigliano ad un delfino con il muso però tozzo e baffuto e senza pinna dorsale: i dugonghi, che si nutrono di alghe sul fondo di questi mari, hanno ispirato l’immaginazione dell’uomo per le loro fattezze…si dice che questi animali, fossero scambiati per sirene…e devo dire che con la fantasia è facile figurarsi una sirena immergersi negli abissi seguendo il movimento a qualche centinaio di metri nell’acqua di questi strani esseri. Mare che ti regala emozioni indimenticabili, come la meraviglia dei delfini, che la mattina vengono a riva da 50 anni per mangiare o forse solo perché divertiti dal trovare decine di “umani” in religioso silenzio a contemplarne i movimenti e gli scherzi, ad aspettarli nella luce già calda e densa di mosche dell’alba.
Mare e terra gremiti di vita: granchi enormi che corrono in un rimpiattino forsennato tra una buca nella sabbia e l’altra per evitare l’obiettivo indiscreto del turista di turno, pellicani e stormi di uccelli colorati…per non parlare dei pericoli celati nel busch, popolato anche da serpenti velenosi…
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