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Seychelles da scoprire

20 luglio 2009
Seychelles

Report di Viaggio di Seychelles

Seychelles da scoprire
Sicurezza
Nessun rischio
Igiene alimentare
Poco rischioso
Trasporto
Poco rischioso
Alloggio
Nessun rischio
Comunicazioni
Nessun rischio
Assistenza sanitaria
Poco rischioso

Livello di attenzione di: Seychelles
- basata su 2 Report di viaggio -
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Sommario
Con uno strano anello d’oro al dito, avevamo prenotato una vacanza ai tropici. Era da molto che sognavamo un viaggio nei mari tropicali e le tensioni politiche nei tanti Paesi che avevamo considerato ci ha fatto propendere per le Seychelles. Dopo quasi 24 ore di viaggio tra aerei, coincidenze e battelli, arriviamo a La Digue, la più piccola e la più naturale tra le principali isole dell’arcipelago. Alloggiamo in una splendida guest house, anticamente un complesso di edifici coloniali appartenenti ad una piantagione di vaniglia, da cui si può raggiungere a piedi qualsiasi punto dell’isola. L’isola è così piccola che può essere girata in bicicletta e con due mountain bike andiamo a Grande Anse. Qui vediamo i grandi massi di granito che sembrano essere stati gettati da qualche ciclope nel mare e rendono così particolare l’arcipelago. Fare il bagno è però fortemente sconsigliato poichè più di un turista è stato portato via dalla corrente e non è più tornato a casa. Entriamo in acqua fino a pochi metri dalla riva e andiamo poi in giro per l’isola dove troviamo una enorme tartaruga, chiamata appunto “gigante”, che ci guarda pigramente da un lato della strada. L’età di questi giganti può arrivare tranquillamente a 150/200 anni e per le loro grandi dimensioni erano caricati sulle navi di passaggio come carne i riserva. Le tartarughe originarie delle isole centrali, così come le mangrovie e i coccodrilli originari, si estinsero subito dopo l’arrivo degli Europei e quelle che oggi vediamo sono le discendenti di quelle reintrodotte provenienti dal gruppo di Aldabra, 1500 Km più a Sud. Dopo una cena creola ricca di curry e sughi al latte di cocco al Château St Claude, una ex piantagione di vaniglia, e una buona dormita, il giorno dopo andiamo ad Anse d’Argeant, una delle più famose spiagge al mondo. Si trova alla fine di una piantagione di alberi da cocco tutt’ora attiva e per entrare bisogna pagare in Rupie, la moneta locale. Camminando e arrampicandosi sui lisci massi di granito, si attraversano tante piccole calette che verso mezzogiorno si allagano, per questo consigliano di andarci la mattina. La marea si alza mediamente di un metro e mezzo e, a differenza che nel Mediterraneo, cambia ogni giorno. Alle Seychelles l’ora per l’alta e bassa marea aumenta di un’ora e venti circa ogni giorno. Nel tardo pomeriggio si può assaporare l’arrivo della sera ad Anse Sévère, ricca di coralli morti portati alla deriva dalla corrente e dalle onde. I numerosi ragni sugli alberi prospicienti la spiaggia sono completamente innocui per l’uomo, nonostante le dimensioni poco rassicuranti. Da La Digue ci si imbarca per Praslin, la più turistica delle Seychelles, dove si approda a Baie St Anne. Da qui ci vengono a prendere su un piccolo battello e andiamo a sistemare le valige in un albergo a gestione italiana su una delle due punte che formano l’ampia baia di St Anne. Si arriva solo via barca e qui restiamo “incagliati” tre giorni causa la pioggia che ci dà il benvenuto all’isola. Passata la pioggia fine e sottile dei tropici, si va alla scoperta delle tante baiette dell’isola. Quella che ci è rimasta più nel cuore è l’ultima baietta di Anse Lazio, dove il mare tocca la battigia con grandi e innocue onde di qualche metro. Per gli amanti della biologia marina, oltrepassando le rocce a V, sui grandi massi della punta della spiaggia, si possono ammirare i perioftalmi, curiosi pesci polmonati (senza branchie), di enorme importanza per la biologia, poiché rappresentano una testimonianza vivente del momento di passaggio della vita dal mare alla terra. I perioftalmi possono essere visti sulle rocce mentre saltellando si allontanano dalle onde che lambiscono le rocce. Da qui parte anche un sentiero che porta ad Anse Georgette. Il cammino non è agevole, dura circa 2 ore di sali scendi. Anse Georgette può essere anche raggiunta dall’hotel Lémuria (previa prenotazione), ricco di campi da golf e servizi per un turismo di lusso, che, a nostro avviso, stona violentemente con la ricca vegetazione dell’isola. Su tutta la costa nord, chiamata Côte d’Or, dei ragazzi si improvvisano taxi boat e offrono delle escursioni verso le isole vicine. Non sono assicurati ma se ci si fida, si può arrivare alla vicina Curieuse (45 €) oppure alle più lontane Coco e Felicité (95 €), più facilmente raggiungibili da La Digue allo stesso prezzo. Assolutamente imperdibile è la Valeè de Mai, l’unica zona dell’arcipelago a rimanere intatta nei secoli. Il resto delle isole, nonostante la vegetazione lussureggiante, in realtà non conserva l’aspetto originale, essendo stato adibito a coltivazioni di alberi da cocco e vaniglia. Nella Valeè de Mai invece si possono ammirare le poderose piante di “coco de Mére”. La foglia pesantissima e vigorosa ha una forma particolarissima, che convoglia l’acqua piovana catturata dalle ampie foglie verso il tronco e il centro della pianta. Il frutto femminile, dalla ambigua forma antropomorfa, può pesare fino a 30 chili. All’appello manca la principale e più vasta delle isole delle Seychelles, Mahè, dove sorge l’unica vera cittadina, Victoria, la capitale. Victoria è una cittadina tranquilla e sonnolenta, che si anima velocemente durante le ore e nelle vie del mercato, ma si spopola e si acquieta altrettanto velocemente non appena arriva l’ora di pranzo. Da lì è doverosa una passeggiata in auto lungo Sans Sousi Road, dove si può visitare alle 10.30 una ex fabbrica di te. Da Victoria si arriva subito a Baie Beau Vallon, la grande e turistica ansa di Mahè, dove si concentrano la maggior parte delle strutture turistiche dell’isola. Proseguendo si arriva a Bel Ombre dove sembra sia nascosto il tesoro di La Buse, il più temuto dei pirati dell’Oceano Indiano, attivo fino al 1730, quando fu catturato in un golfo del Madagascar. Se la vita dell’ammiraglio Olivier Le Vasseur, detto La Buse, è stata sicuramente avventurosa, altrettanto lo è stata la ricerca del suo mitico tesoro, stimato di un valore di 150.000.000 di sterline e costituito da piatti d’oro, monete, diamanti grezzi, gioielli e specialmente dalla famosa spada fiammeggiante di Goa, una spada di 7 piedi d’oro incastonata di gioielli appartenuta all’Arcivescovo di Goa (Portogallo) e trovata da La Buse su un mercantile. Le carte cifrate del pirata non sono ancora state decifrate e pare che il tesoro sia sepolto in una grotta sottomarina. Le ricerche sono iniziate nel 1923 dalla signora Rose Savy che aveva notato delle incisioni sulle rocce di fronte al mare al confine della sua proprietà, e sono proseguite poi dal capitano Reginald Cruise Wilkins. Oggi il figlio John continua la ricerca con alterna fortuna. Ci fermiamo a meditare se tornare a casa o restare nell’isola a cercare il tesoro presso il ristorante Le Corsaire, il migliore dell’isola, ristrutturato in stile nordico da un architetto Belga. Il giorno dopo decidiamo di lasciare i lavori di scavo alla famiglia che li conduce da quasi un secolo e noi risaliamo la scaletta di un confortevole aereo che ci riporterà all’umidità nostrana in Pianura Padana. Ciao Seychelles, ciao favoloso tesoro, pensavo mentre in testa mi risuonavano le intriganti parole del capitano La Buse: “ Find my treasure, he who can”.
Galleria fotografica
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